23 agosto 2026
Un (bel) salto nel buio della scelta
Tangerine Dream · Ricochet - Pt. 2 · 1975
Mi verrebbe voglia di tornare giovane, non tanto per l’età in sé, ma soprattutto se penso alle ricerche musicali che è possibile fare oggi su internet e alla possibilità di ascoltare qualche anteprima, piuttosto che avventurarsi nell’acquisto di un vinile, per quanto usato e a poco prezzo, di un gruppo consigliato da qualche lettura ”alternativa”. Stiamo parlando di fine anni ’80, con la lira, e con uno stipendio del primo vero lavoro che a malapena mi consentiva di aiutare i miei, figuriamoci risparmiare per comprare vinili.
I miei sabati pomeriggio da ventenne, quando era il mio turno di riposo, li passavo da Disfunzioni Musicali (cercate su internet e vi renderete conto di cosa parlo), e se avessi avuto milioni da spendere in vinili di sicuro lo avrei fatto senza battere ciglio… ma diciamo che, con i piedi per terra, all’epoca la ricerca dell’usato a buon prezzo era l’unica strada percorribile, e fu così che mi capitò questa copia (che in verità ricomprai, perché la prestai stupidamente a qualcuno che non ricordo e non l’ho più riavuta). Tornado a casa e piazzandolo sul giradischi non vi dico la faccia dei miei all’ascolto di questa roba, se pensate che il massimo dei loro orizzonti musicali alternativi fossero i Beatles, abituati com’erano alle feste di paese con fisarmonica, quadriglie e balletti vari, da bravi braccianti quali erano prima che ci trasferissimo a Roma.
Per me fu una novità assoluta, perché a quei tempi c’era sì VideoMusic e qualche radio alternativa, ma mi mancava proprio l’humus culturale per intercettare queste robe: negli anni precedenti, purtroppo, avevo dovuto dare priorità ad altre faccende meno interessanti e decisamente più pesanti, e dedicare tempo alla musica come facevo da adolescente non era più possibile.
Non sono mai stato propenso alle mode, per quanto ci abbia onestamente ficcato la testa per far parte delle comitive soprattutto quelle con le belle ragazze, e le mie scelte musicali sono sempre state il frutto di curiosità e ascolto, ma certamente i Tangerine Dream non sono adatti al primo ascolto per chi, come me, al massimo era arrivato a ”Wish You Were Here” dei Pink Floyd. La prima facciata del disco ha un innesco interessante, ma la seconda, francamente, è la parte che mi ha aperto la mente ad altre prospettive musicali (quella che di lì a qualche anno sarebbe diventata la ”techno”): quei suoni ossessivi ma così coinvolgenti mi avevano subito colpito, e da quanto ho capito non si tratta nemmeno del lavoro migliore, o meglio forse era il più ”commerciale”.
Onestamente lo ricordo ancora con molto piacere, al di là del valore musicale, perché fu un momento di totale libertà mentale; ne avevo bisogno, e finora solo grazie alla musica sono riuscito a portare avanti una prospettiva di vita e di serenità che allora era pericolosamente compromessa da scelte e decisioni che sarei stato costretto a prendere in seguito.
Ma questa è un’altra storia.